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Algonquin
4,5 cl. Canadian Whisky
1,5 cl. Martini dry
3 cl. succo d’ananas
Nel boston con ghiaccio cristallino gli ingredienti. Agitare velocemente e versare filtrando in doppia coppetta cocktail.
Classica miscela statunitense, nata intorno al 1925 al New York’s Algonquin Hotel, celebre ritrovo letterario di molti artisti e scrittori dell’epoca. Nel famoso e frequentato Bar dell’albergo, si ritrovavano a sorseggiare l’Algonquin personaggi come Alexander Woolcott, Robert Benchley e la scrittrice Dorothy Parker che, in quel periodo, satireggiò la vita moderna con i suoi versi (Abbastanza Corda, Non profondo come un pozzo, ecc.).

Angel Face
2 cl. Dry Gin
2 cl. Apricot Brandy
2 cl. Calvados
Nello shaker con ghiaccio cristallino gli ingredienti, dopo aver shakerato, versare filtrando in coppetta cocktail.
Gloriosa miscela vecchio stampo statunitense datata fine anni ‘40. L’anonimo creatore ha intitolato la ricetta pensando allo pseudonimo dato all’attore Humphrey Bogart nel celebre film Casablanca di Michael Curtiz del 1942 con Ingrid Bergman, Claude Rains e Paul Henreid. Il famoso movie americano, come spiega -Il Dizionario dei Film di Baldini&Castaldi-, esalta il triangolo amoroso e il locale più conosciuto della storia del cinema. Durante la seconda guerra mondiale, al Rick’s Bar di Casablanca gestito dal “faccia d’angelo” Rick Blaine (Bogart) c’è di tutto: musica, risse, seduzione, gioco d’azzardo, amore, patriottismo, spionaggio, ufficiali francesi (come il capitano Renault (Rains) e tedeschi. E l’atmosfera si fa ancora più tesa quando vi compaiono Victor Laszlo (Henreid), eroe della Resistenza, e la moglie Ilse (Bergman), ex fiamma – mai spenta – di Rick, in cerca di due “lettere di transito” per lasciare il Marocco: ci penserà Rick a procurarle, riscoprendo dentro di sé quell’impegno morale che una patina di cinismo sembrava aver fatto scomparire. Un film che ormai è leggenda aldilà di qualsiasi considerazione armoniosa, con un Bogart “faccia d’angelo”, veramente epico e impareggiabile.

Bronx
3 cl. London Dry Gin
1 cl. Vermouth Martini rosso
1 cl. Vermouth Martini dry
la spremuta filtrata di mezza arancia tarocco (colore arancio)
Nel Boston con ghiaccio cristallino gli ingredienti, dopo veloce shakerata, versare filtrando in coppetta cocktail ben fredda.
Miscela statunitense, tipica del Proibizionismo, inventata e proposta per la prima volta da Johnnie Solon capo-barman al Bar principale del New York’s Waldolf-Astoria, uno dei più prestigiosi Hotel della “Grande Mela”. Si dice che Mister Solon abbia intitolato la propria ricetta con il nome del conosciuto quartiere newyorchese in contrapposizione ad altre due ricette dell’epoca: il Manhattan e il Brooklyn, altre due apprezzate miscele dedicate, una alla parte più importante della città e l’altro, ad un altro importante quartiere.

Cardinale
3 cl. London Dry Gin
1,5 cl. Martini Dry
uno spruzzo abbondante di Bitter Campari (1 cl.)
Versate gli ingredienti nel mixing glass riempito a metà con ghiaccio, mescolate delicatamente e servite filtrando in coppetta cocktail. Decorare con lemon peel.
Mitico “pre dinner” di indubbia nazionalità italiana datato 1930. Si racconta che il creatore sia stato appunto alto prelato domiciliato presso la Santa Sede romana. Al termine delle opportune visite pastorali, era solito praticare il bar interno dell’Hotel Excelsior di Via Veneto dove si faceva preparare una particolare mistura, suggerendo sempre, con particolare precisione, le dosi e gli ingredienti necessari. Il barman di allora non fece altro che riproporre la ricetta ad altri avventori dedicandola, giustamente, a quella “Eminenza” che l’aveva ideato.

Caruso
3 cl. London Dry Gin
1,5 cl. Martini Dry
1 cl. crema di menta verde
Versate gli ingredienti nel mixing glass riempito a metà con ghiaccio, mescolate delicatamente e servite filtrando in coppetta cocktail. Decorare con lemon peel.
Miscela newyorchese dedicata ad Enrico Caruso, il tenore napoletano considerato il più grande cantante di tutti i tempi infatti, per la sua voce potente, ma non priva di note vellutate e per l’intelligente capacità interpretativa, conseguì il favore dei teatri di tutto il mondo: dalla Scala al Colòn al Covent Garden al Metropolitan di New York, dove rimase dal 1903 al 1920, assicurandogli ovunque il plauso entusiastico del pubblico. E fu proprio durante il periodo trascorso nella città statunitense che nacque questo short drink serale a lui ispirato. La miscela fa parte della lista IBA di quegli epici primi 50 cocktails mondiali.

Claridge
2 cl. Dry Gin
2 cl. Vermouth dry
1 cl. Apricot Brandy
1 cl. Cointreau
Versate gli ingredienti nel mixing glass riempito a metà con ghiaccio, mescolate delicatamente e servite filtrando in coppetta cocktail.
Il Claridge, miscela “Belle Epoque” inglese appartenente alla prima mitica codificazione IBA, nasce al banco Bar del sontuoso Hotel Claridges in Brook Street a Londra. Vicinissimo alla Ambasciata italiana, è situato nella zona di Mayfair, delimitata da Regent Street, Piccadilly, Park Lane e Oxford Street. Non lontano da Piccadilly Circus, è uno dei quartieri londinesi più aristocratici, come testimoniano i numerosi palazzi settecenteschi.

Coconut Grove
2,5 cl. London dry Gin
2,5 cl. Vermouth Cinzano rosso
2,5 cl. Noilly-Prat
Nello shaker con ghiaccio cristallino gli ingredienti. Agitare velocemente e versare filtrando in coppetta cocktail decorando con scorza di limone sul bordo.
Era la ricetta “copyright” del leggendario Coconut Grove Club di Hollywood. Questo fantastico locale inaugurato nel 1921, a due passi dagli studi cinematografici della “Città degli Angeli”, aveva involontariamente avviato l’era del locale alla moda gestito in prima analisi da relazioni pubbliche. Tantissime le star e i pezzi da novanta della Hollywood che contava, lo frequentavano con assiduità, attesi all’uscita da miriadi di fans mentre all’interno, erano attorniati da personaggi in cerca di piccole parti per raggiungere l’agognata popolarità o peggio, da individui più o meno ambigui in cerca di business o di contatti extra coniugali. Il “Grove”, come veniva chiamato, era ambientato con scenografie attinte da diversi set cinematografici stile sahariano.

Czarina (Czarine)
3 cl. Vodka neutra 50°
1 cl. Martini dry
1 cl. Apricot Brandy alcune gocce di Angostura
Il tutto nel mixing glass con ghiaccio cristallino. Dopo aver mescolato delicatamente, versare il composto filtrando in coppetta cocktail ben fredda e servire.
Classicissimo cocktail statunitense nato a metà degli anni ‘50. L’anonimo creatore ha preso spunto, per dare il titolo alla sua miscela, al film di Anatole Litvak di quel periodo, con Ingrid Bergman e Yul Brynner, la storia romanzata della presunta figlia dello zar Nicola II, l’unica Romanov, secondo la leggenda, a essere scampata all’eccidio della famiglia Reale russa nel 1918. Si dice fosse il pre-dinner più consumato da James Dean, attore cinematografico statunitense, personaggio solitario, sfrontato, scontroso e fragile che divenne l’idolo di una generazione. Interpretò la Valle dell’Eden, Gioventù bruciata e il Gigante. Questo piacevolissimo short drink è entrato di diritto nella prima mitica codificazione dell’IBA del 1961.

Dirty Martini
5 cl. Plymouth Gin
2 cl. Martini dry
Versare gli ingredienti nello shaker riempito a metà con ghiaccio cristallino, agitare velocemente e versare filtrando in coppetta cocktail ben fredda. Aggiungere in superficie, con l’apporto di un atomizzatore, un leggero spruzzo di salamoia (l’acqua conservante delle olive). Immergere una oliva con lo stuzzicadenti nel composto.
Popolarissimo negli States, questo particolare modo di preparare un Dry Martini sporcando “dirty” la miscela preparata con l’apporto del liquido utilizzato nella conservazione delle olive, si afferma con certezza esca dalla fantasia di Franklin Delano Roosevelt, il trentaduesimo Presidente degli Stati Uniti, in carica dal 1933 al 1945. All’inizio del suo mandato, una delle prime leggi che firmò era la revoca sul Proibizionismo. Venne nominato il primo Presidente a consumare alla Casa Bianca un “Martini legale”, il suo cocktail preferito. A dire il vero questa non è la sola versione che il famoso personaggio consumava. Ai due ingredienti base, in percentuali da uno a sette, amava aggiungere Pernod o Anisette, oppure anche succo di frutta. Lo shaker e le coppe d’argento per il suo cocktail preferito sono conservati nella Franklin D. Roosevelt Library in Hyde Park, la biblioteca newyorchese a lui dedicata.

Dry Martini IBA
4 cl. London Dry Gin
1 cl. Martini Dry
Versare gli ingredienti nel mixing glass riempito a metà con ghiaccio cristallino, mescolare delicatamente con lo stir e versare filtrando in coppetta cocktail ben fredda. Chiedere al cliente se preferisce il profumo dell’olio essenziale contenuto nella buccia di limone (lemon twist) e, in questo caso, inumidire successivamente il bordo della coppetta con la parte della scorza utilizzata per la precedente operazione o, se preferisce, un’oliva direttamente nel bicchiere con uno stecchino.
È senza dubbio la maniera più classica di preparare un Dry Martini. Tantissime nel corso di oltre un secolo le varianti di questa particolare miscela. In alcuni testi sono menzionate più di duecento versioni diverse: utilizzando differenti basi alcoliche, mescolandole tra loro, usando diversi aromatizzanti, mixando con differenti strumenti e via dicendo. Questa menzionata è la versione presa in considerazione dall’IBA, l’istituzione che raggruppa tutte le Associazioni Nazionali dei Barman nel mondo. Molti gli aneddoti e le storie che ruotano intorno a questo mitico cocktail. Nikita Kruschchev (Nikita Sergeevic Chruscev), politico sovietico succeduto a Stalin nella carica di primo segretario del PCUS nel 1953 e divenuto Primo Ministro dell’URSS nel 1958, dopo aver bevuto per la prima volta un Dry Martini esclamò: “l’arma americana più letale”. Dorothy Parker, indimenticata scrittrice statunitense, durante un party in suo onore sentenziò: “ I like to have a Martini, two at the very most. After three I’m under the table, After four I’m under my most – adoro farmi un Martini, perfino un secondo bicchiere, al terzo finisco sotto il tavolo, al quarto sotto il mio cavaliere”. William Powell, attore cinematografico statunitense (Pittsburgh 1892- Palm Springs, CA 1984), disse con enfasi nella serata di presentazione di un film: “Un Manhattan lo mescoli a tempo di fox trot, un Bronx lo agiti al tempo di two steps ma, un Dry Martini lo si deve mescolare solo, al tempo di un valzer”. Williams Tennessee (pseud. di Thomas Lanier) drammaturgo statunitense, destinava sempre l’oliva del suo Martini al suo piccolo cane.

Dry Martini Old style N.Y.
3 cl. London Dry Gin
3 cl. Martini dry
spruzzo di Orange Bitter
Nello shaker con ghiaccio cristallino gli ingredienti, dopo brevissima shakerata, versare filtrando in coppetta cocktail. Decorare con lemon twist e oliva verde.
Era una delle prime versioni servite agli albori del Novecento al Knickerbockers Hotel di New York da Mister Martini, uno dei personaggi che sono parte integrante nella epopea di questo cocktail. Nell’edizione inglese della guida degli “American Drinks” -Mrs. Beeton’s Book of Household Management – del 1906 edita a Londra da Ward,Lock & Co., questa versione, denominata molto più tardi “Dry Martini Old style N.Y.”, viene citata la seguente ricetta: ½ bicchiere di vino di Gin non dolcificato di buona qualità, ½ bicchiere di vino di vermut italiano, 6 gocce di sciroppo con cristalli di zucchero, 12 gocce di orange bitter, una scorretta di limone e ghiaccio a pezzi. Preparazione: riempire a metà di ghiaccio una caraffa ermetica, versarci tutti i liquidi, agitare bene, travasare in un bicchiere e servire con una scorretta di limone che galleggia sulla superficie.

Dry Martini Traditional Dry
6 cl. London Dry Gin
1 cl. Martini dry
Nel mixing glass con ghiaccio cristallino gli ingredienti, dopo leggera mescolata, versare filtrando in coppetta cocktail. Decorare con oliva verde.
É una delle versioni statunitensi entrata negli annali del bere miscelato alla fine degli anni 1950. Le percentuali, come chiaramente si vede, sono di 6 a 1. Tra l’altro tale rapporto è citato nella canzone Bright College Days, che si può udire nella compilation intitolata “An Evening Wasted with Tom Lehrer” del 1959 che così accenna: “ Hearts full of youth, hearts full of truth – Cuori pieni di verde età, pieni di realtà, sei parti di gin e una di vermouth.”. Il Traditional Dry è quello richiesto al barman del Taft Hotel da Mrs. Robinson (Anne Bancroft) accompagnata da Benjamin (Dustin Hoffman) protagonisti nel film “The Graduate” da noi conosciuto come “il Laureato”.

Flame of love Martini
6 cl. Vodka
2 cl. Vino sherry nella versione fino
Versare nella coppetta la dose di vino. Aromatizzare in superficie la porzione di vino con l’olio essenziale di una scorzetta d’arancia. Immergere nella coppetta e bagnare la scorza tagliata a spirale di un quarto d’arancia. Togliere la scorza e, con l’aiuto di una pinzetta fiammeggiare la spirale sopra la dose di vino. Roteare il bicchiere in modo da bagnarne bene la superficie quindi, eliminare il vino. Shakerare con ghiaccio cristallino la dose di Vodka e versare filtrando nel bicchiere “sporco” di vino profumato. Decorare con scorza d’arancia tra il liquido e il bordo.
Era lo stranissimo Martini consumato da Dean Martin (1917-1995), pseudonimo di Dino Crocetti, cantante e attore cinematografico statunitense, di chiara origine italiana, che interpretò numerosi film, anche musicali, del genere
“confidenziale” al fianco di Jerry Lewis, di Frak Sinatra e, soprattutto, dell’indimenticato partner Sammy Davis Junior. La particolare ricetta le era stata proposta, la prima volta, da Pepe Ruiz, barman al Chasen’s Restaurant Hollywood– Los Angeles (CA) intorno al 1936.

Gibson Martini
4,5 cl. London Dry Gin
0,5 cl. Martini Dry
Nel mixing glass con una manciata di cubetti di ghiaccio cristallino versare una buona dose di Gin e una spruzzata di Martini Dry, mescolare delicatamente e versare filtrando in doppia coppetta cocktail ben fredda. Decorare, utilizzando uno stecco di servizio, con una cipollina agrodolce nel composto.
Due diverse leggende legate a questa miscela, variante più corposa del tradizionale Dry: la prima individua come creatore Charles Dana Gibson (1867-1944), famoso grafico vignettista newyorchese che aveva ritratto più di 100 figure femminili ed era conosciuto come “the Gibson Girls”. Al bar era solito consumare un Dry Martini, con una consistente dose di Gin, decorandolo con una cipollina in agrodolce. La seconda racconta che Charlie (o Charley) Connolly, barman al The Players di N.Y., avendo finito le classiche olive, decise di sostituirle con due cipolline in agrodolce da inserire nel Dry Martini versione “strong”che il suo cliente Mister Gibson quotidianamente consumava. Al Sig. Gibson piacque molto questa variante e, da quel momento, erano le cipolline che non dovevano mai mancare nel suo locale. Charlie o Charley, che dir si voglia, titolò questa sua versione con il cognome del suo cliente.

Gin and It
4,5 cl. Gin
1,5 cl. Vermouth rosso
Direttamente nella coppetta ben fredda versare ¾ di London Dry Gin e completare con la dose di Martini rosso. Dopo una impercettibile mescolata servire aggiungendo ciliegina al maraschino nel liquido.
Sia il Gin and French che il Gin and It sono miscele statunitensi anni ’20. La prima prevede l’utilizzo del più classico dei vermouth francesi mentre, la seconda il più tipico dei vermouth italiani. È sempre stata una lotta tra i due modi di aromatizzare il distillato inglese, come si nota anche in questo manifesto della Martini & Rossi datato 1925.

Kamikaze or Balalaika Martini
2 cl. Vodka
2 cl. Cointreau
2 cl. succo di limone
uno spruzzo di Rose’s lime juice
Chiedere al cliente se preferisce consumare la miscela alla maniera classica – nella versione filtrata in coppetta –, o all’americana – versando il contenuto dello strumento utilizzato nella mescola, direttamente nel bicchiere old-fashioned colmo di nuovo ghiaccio. Nel Boston con alcuni cubetti di ghiaccio gli ingredienti, dopo vigorosa shakerata versare nel tipo di bicchiere richiesto dal cliente.
Si dice sia stato creato per la prima volta nel 1970 in un popolare Bar di Los Alamos, città americana nello stato del Nuovo Messico dove fu sperimentata la prima bomba atomica. Fu subito successo, vuoi per il nome, vuoi per l’indovinato amalgama degli elementi. Offerto come tipico short drink, nel corso degli anni molti operatori lo hanno proposto filtrato nel bicchiere old-fashioned colmo di nuovo ghiaccio in cubetti.

Knickerbocker Martini
3 cl. London Dry Gin
3 cl. Martini dry
1 cl. Martini rosso
spruzzo Orange Bitter
Nello shaker con ghiaccio cristallino gli ingredienti, dopo breve shakerata, versare filtrando in coppetta cocktail. Decorare con lemon twist e oliva verde.
Diciamo che questa è da molti ritenuta una delle versioni madre di tutti i Martini Cocktail. Siamo agli inizi del secolo al Knickerbockers Hotel di New York dove da un paio d’anni opera con maestria un bartender di origine italiana: un certo Queirolo nativo i Arma di Taggia in provincia di Imperia. È lui che, responsabile del Bar centrale, modifica la formula di un cocktail chiamato Marguerite letta qualche giorno prima su “Stuart’s Fancy Drinks and How to Mix Them” pubblicato a New York nel 1896 da Thomas Stuart così composta: 2/3 Plymouth Gin – 1/3 French Vermouth e 1 dash of orange bitters. Cambia il tipo di Gin, rendendo il composto più corposo e meno dolce, e sostituisce il vermouth francese con i due vermouth italiani; per primo il dry in dose superiore e il secondo, il rosso, in quantità minore. Lo propone, titolandolo con il nome dell’hotel (nella foto dell’epoca, abbattuto poi nel 1920), ed è un successo. Successivamente mette in lista anche un’altra versione: l’Old Style New York, evitando il vermouth rosso, rendendo la ricetta notevolmente più secca. Assiduo frequentatore del Knickerbocker-lounge, era John Davison Rockfeller Senior, l’industriale statunitense patriarca della ricca famiglia di finanzieri a cui venne offerto un giorno il Knickerbocker Old Style N.Y. Al famoso capitalista lo short piacque molto e, alla domanda: come ti chiami? Rivolta all’operatore, questi rispose: Martini Signore, evitando il suo cognome, quasi impronunciabile in inglese (sembra poi che fosse il cognome della madre). Rockfeller, al suo primo Knickerbocker Martini (Old Style N.Y.) all’età di 71 anni, visse sino alla veneranda età di 98.

Martinez
3 cl. London Dry Gin
3 cl. vermouth Carpano Antica Formula
uno spruzzo di Maraschino Luxardo (0,5 cl.)
uno spruzzo di Bitter Orange (0,5 cl.)
Nel mixing glass con una buona dose di ghiaccio gli ingredienti, mescolare delicatamente e servire filtrando in coppetta cocktail ben fredda. Decorare o con ciliegina al maraschino o con scorzetta di limone nel liquido.
È sicuramente il capostipite della grande famiglia dei Martini. Nella seconda parte del ricettario di H.O. Byron, edito nel 1884, al capitolo dedicato a “Drink nuovi e alla moda” troviamo la seguente ricetta del Cocktail Martinez:: ½ bicchiere di vino di Gin, ½ bicchiere di vermut italiano, 2 schizzi di angostura bitter, 2 schizzi di curaçao, il tutto nello shaker con una manciata di ghiaccio per essere servito in coppa decorandolo con una fettina di limone. A dire il vero questo primo Martinez potrebbe essere la variante di un “Gin Cocktail” così composto: 1 bicchiere da vino di gin, 2 o 3 schizzi di curaçao, 3 o 4 schizzi di gum syrup e 2 schizzi di bitter Bogart’s, un pezzetto di scorza di limone, riempire fino al bordo con un terzo di ghiaccio tritato fine, agitare bene e servire in un bicchiere. Questa ricetta la troviamo su -The Bar-tender’s Guide-, una pubblicazione edita a New York nel 1862, e scritta dal pluridecorato barman Jerry Thomas definito “ il Professore”. Questo mitico personaggio, uno dei progenitori del bere miscelato creatore di moltissime ricette, nasce nel 1825 a New Haven nel Connecticut e, come capita per tutti i grandi operatori di questo settore, la sua vita è tutto un girovagare di locale in locale, in città e stati diversi. Queste peregrinazioni lo portano anche a San Francisco all’Occidental Hotel in Montgomery Street, dove si ferma per alcuni anni e dove crea la ricetta dedicandola alla cittadina mineraria di Martinez in California. Alcuni anni più tardi lo rintracciamo a New York dove edita il suddetto ricettario. Troviamo poi il New Martinez, leggermente modificato, su -New and Improved Illustrated Bartender’s Manual or How to mix Drinks of the Present Style- un ricettario del 1888 del barman newyorchese Harry Johnson. Il New Martinez tradotto era così composto: 3 cl. Gin – 3 cl. vermouth rosso – uno spruzzo di Maraschino – uno spruzzo di Orange Bitter – uno spruzzo di Orange Curaçao – mezzo cucchiaino di zucchero semolato, il tutto nello shaker con ghiaccio. Una volta filtrato completare con lemon twist (l’olio essenziale contenuto nella scorza di un pezzetto di buccia di limone). Come si nota, oltre all’utilizzo di un diverso strumento, nel corso degli anni il Martinez è stato leggermente corretto anche nelle dosi giungendo alla ricetta succitata. Consumatore abituale del Martinez: Edward G. Robinson, pseudonimo di Emanuel Goldenberg, attore statunitense di origine romena mancato nel 1973, interprete di numerosi importanti film degli anni 40-50. Nel 1973 ricevette l’Oscar alla memoria.

Martini Challenger Competition
4 cl. Bombay Sapphire Gin
2 cl. Martini dry
1 cl. Cointreau
Versare i due principali ingredienti nel mixing glass riempito a metà con ghiaccio cristallino, mescolare delicatamente con lo stir e versare filtrando in coppetta cocktail ben fredda sciacquata con la dose di Cointreau. Con l’apporto di uno stecchino inserire nel liquido una oliva verde farcita con filetto d’acciuga.
È la ricetta che nel 1951 a Chicago ha vinto il “Martini Challenger Competition”, una competizione nazionale organizzata da un distributore di liquori della metropoli con il contributo della rivista Life che, per l’occasione, rese di pubblico dominio questa ricetta e quella dei primi 24 secondi classificati su un totale di 240 iscritti alla gara.

Martini’s Cocktail (Dry Martini Extra Dry)
6,5 cl. London dry Gin
1,5 cl. Vermouth Martini dry
Versare gli ingredienti nel mixing glass riempito a metà con ghiaccio cristallino, mescolare delicatamente con lo stir e versare filtrando in coppetta cocktail ben fredda. Chiedere al cliente se preferisce il profumo dell’olio essenziale contenuto nella buccia di limone (lemon twist) e, in questo caso, inumidire successivamente il bordo della coppetta con la parte della scorza utilizzata per la precedente operazione o, se preferisce, un’oliva direttamente nel bicchiere con uno stecchino.
Otto a due, cioè otto parti di Gin e due parti di Martini dry, questa la percentuale ritenuta perfetta. Eccolo il più “americano” dei classici Martini, il più amato dagli Yankee. La suddetta versione è quella celebrata nel film M.A.S.H. ( Mobile Army Surgical Hospital, l’ospedale chirurgico mobile dell’esercito) di Robert Altman del 1970. In questo graffiante movie statunitense ambientato durante la Guerra di Corea ma prodotto in epoca del Conflitto in Vietnam, che ha dato successivamente origine ad una fortunata serie televisiva, i chirurghi militari Pierce Hawkeye (Donald Sutherland) e Duke Forrest (Tom Skerritt) in tuta da operazione all’interno di una tenda da campo, degustano il Martini’s Martini nei tipici calici. La gagliarda miscela, realizzata a regola d’arte, è stata preparata dal loro giovane attendente coreano Ho-John, educato alla preparazione direttamente dai due medici che, in un secondo tempo a turno, fanno i complimenti al più giovane commilitone: “Mica male” gli dice Pierce, sorseggiandone un’altra dose e Duke, uscendo gli ribatte: “Fai un Martini proprio buono, Ho-John”.

Montgomery or Hemingway Martini
6 cl. London Dry Gin
2 cl. Martini Dry
Versare il dry Martini nel mixing glass riempito a metà con ghiaccio cristallino, mescolare con il bar spoon cercando di insaporire tutto il ghiaccio quindi filtrare delicatamente lasciando notevolmente inumidito lo stesso. A questo punto inserire la dose di London dry Gin, mescolare velocemente e versare filtrando in coppetta cocktail ben fredda. Chiedere al cliente se preferisce il profumo dell’olio essenziale contenuto nella buccia di limone (lemon twist) e, in questo caso, inumidire successivamente il bordo della coppetta con la parte della scorza utilizzata per la precedente operazione o, se preferisce, lo stecchino con un’oliva direttamente nel bicchiere.
È la variante al Dry Martini che amava consumare il grande scrittore statunitense. Si dice che fosse stato proprio Hemingway ad inventare questa versione dedicandola al famoso Generale inglese. Le dosi della ricetta dovevano e devono ricalcare la proporzione di 15 a 1, percentuale con la quale “Monty” gradiva dare battaglia. Si tratta di una versione da considerare insolitamente “strong” visto come viene preparata. Chiosando questa versione potremmo fare riferimento ad una illustrazione del vignettista Reilly apparsa il 15 dicembre 1986 sul New Yorker che così riporta il dialogo tra moglie e marito: “Tu mi consideri una specie di vermouth nel nostro matrimonio, eh?”. Il famoso scrittore, tra l’altro, cita in ben tre delle sue narrazioni il cocktail Martini. Nel romanzo del 1950 “Di là dal fiume e tra gli alberi” il dialogo, ambientato all’Harry’s Bar di Venezia, tra il colonnello Cantwell e Renata così viene indicato: “Allora prendiamo un altro Martini” chiede la giovane donna al militare. “Lo sai che non avevo mai bevuto un Martini prima di conoscerti ?” Lo so. Ma li bevi talmente bene.” Similare dialogo nel romanzo “ Il sole sorge ancora” noto anche con il titolo “Fiesta” del 1926 quando i due protagonisti a Madrid consumano la ricetta. “Ci sedemmo sugli alti sgabelli, mentre il barista agitava il Martini in un grosso shaker di nichel…”Vorrei un’oliva nel Martini”, dissi io al barista. “Avete ragione signore. Eccola.” “Grazie.” “Avrei dovuto chiederglielo…”. Il personaggio principale di “Addio alle armi” del 1929, quando lasciato volutamente l’esercito italiano per ricongiungersi alla propria amata, si ferma al Grand Hotel & des Iles Borromées e, dinnanzi al principale Bar, ordina dei sandwich e un paio di Martini con olive e mandorle salate. “Arrivarono i sandwiches: ne mangiai tre e bevvi un altro paio di Martini. Non avevo mai assaggiato niente di tanto fresco e pulito…”

Naked Martini
6 cl. Plymouth Gin
3 cl. vermouth francese
Nel mixing glass con una buona dose di ghiaccio inserire la dose di vermouth Noilly Prat, mescolare velocemente e filtrare il tutto in modo energico nel lavandino. Inserire ora la dose di Plymouth Gin, mescolare con delicatezza e versare filtrando in coppetta ben fredda. Decorare con scorza di limone posta tra il bordo del bicchiere e il liquido sottostante.
È il Martini nudo (naked) consumato quotidianamente dallo statista inglese Sir Winston Leonard Spencer Churchill, Primo Ministro del Parlamento Britannico durante e dopo l’avvento della Seconda Guerra Mondiale. Si vocifera che, da ormai molti anni, anche un altro importantissimo personaggio inglese, nientemeno che la Regina Madre Vittoria, sia stata una devota consumatrice del Naked Martini. Sua la frase “C’è chi arriva a cento anni con uno yogurt e chi con altro…”.Nel 1964 esce nelle librerie statunitensi il romanzo “The Naked Martini” che racconta la storia di un rustico personaggio approdato ad Harvard il quale, per poter emergere ed elevarsi socialmente diventa un esperto di bevande miscelate e, nella fattispecie soprattutto, di cocktail Martini, in diverse sue varianti.

Orange Martini
6 cl. Orange Vodka
1 cl. Martini Dry
Nel mixing glass gli ingredienti, dopo aver mescolato velocemente, versare filtrando in coppetta cocktail. Decorare con stringa di scorza d’arancia.
È una delle specialità nella lista Martinis della Rainbow Room, il leggendario, spettacolare locale newyorchese al sessantacinquesimo piano del Rockefeller Center. Inaugurato nel 1934 nel Palazzo RCA (in seguito divenne Rockefeller Center) e, con l’anno susseguente, il Rainbow Grill, per servire ottimi snack, oggi è uno degli ambienti più scenografici di tutta la città, da dove è possibile una consumazione osservando dall’alto tutta Manhattan.

Paradise
3 cl. Gin
2 cl. Apricot Brandy Bols
1 cl. succo fresco filtrato d’arancia
Nello shaker continentale gli ingredienti con ghiaccio cristallino, dopo rapida shakerata, versare filtrando in coppetta cocktail ben fredda.
Indimenticato cocktail “old England” classe 1920. Dopo un soggiorno alle Hawaii, l’anonimo Barman inglese che lo creò volle chiamarlo Houla-Houla (eden nella lingua locale) con il chiaro riferimento ai magnifici posti visitati. In seguito venne poi ribattezzato Paradise, il sinonimo inglese. Appartiene a tutte e tre le codificazioni IBA che nel corso di quarant’anni sono state proposte. Consumatore attento del Paradise, come scriveva un noto settimanale degli anni ’70, il nostro Vittorio Gassman, indimenticato attore teatrale e cinematografico italiano, purtroppo recentemente scomparso. Riportò successi memorabili in Amleto, Otello e in diverse tragedie greche. Identici esiti nei tanti film interpretati, tanto da ricevere il Leone d’oro alla carriera cinematografica nel 1996. Su tutti: l’Armata Brancaleone, La Grande Guerra, Il Sorpasso, I Mostri e Profumo di Donna.

Parisian
3 cl. Dry Gin
3 cl. Noilly Prat
1 cl. Creme de Cassis L’Heritier-Guyot
Nello shaker con ghiaccio cristallino gli ingredienti, dopo breve shakerata, versare filtrando nel bicchiere old-fashioned colmo di nuovo ghiaccio.
Classicissima miscela “Vieux France” datata 1930. Questo splendido indimenticato connubio di profumi, appartenente alla prima codificazione IBA, nasce al bar centrale dell’hotel Negresco di Nizza, la stazione balneare considerata la capitale della Costa Azzurra. Metropoli moderna e assieme centro turistico, si affaccia con la celebre Promenade des Anglais sulla Baia degli Angeli, dove operano un porto ipertecnologico e un aeroporto che è il secondo di Francia. Ma è anche una classica città mediterranea, crogiolo di razze (è stata italiana sino al 1860) con un centro storico antico dalle vie strette e colorate. Vi si trovano il maggior numero di ristoranti a tre stelle della costa, i giardini più belli e più di 300 alberghi, tra i quali primeggia appunto il Negresco. Fondato nel 1914 da Monsieur Negresco, un geniale imprenditore romano, ha visto passare nelle sue suite Re e Regine del Vecchio Mondo e personalità, finanzieri e industriali del Nuovo Mondo. L’acutissimo italiano aveva previsto che, nel giro di qualche anno, i celeberrimi alberghi di Cimiez, la collina più “in” di Nizza, il luogo al mondo in cui si contavano più teste coronate per metro quadrato, dove avevano sede il Winter Palace, l’Hermitage, il Majestic, il Riviera, l’Alhambra e, soprattutto, il Grand Hotel, perdessero ricchezza a favore della Costa, che avrebbe sicuramente vissuto la sua seconda vita proprio sul bordo del mare. Edificò quindi il suo Albergo proprio sulla Promenade des Anglais e, i tanti aristocratici, non si fecero attendere.

Vesper Martini
4 cl. London dry Gin
2 cl. Vodka neutra
1 cl. Lillet Blanc
Nello shaker continentale con ghiaccio cristallino gli ingredienti. Dopo rapida shakerata versare filtrando in coppetta cocktail. Decorare con lemon twist in superficie e lemon peel nel liquido.
“Nine’s Bond, James Bond – Il mio nome è Bond, James Bond. È una delle frasi storiche di Casinò Royale, il primo degli Agenti 007, cioè (come indicano i due zeri prima del suo numero di identificazione) con licenza di uccidere, nato dalla fantasia dello scrittore inglese Ian Lancaster Fleming (1908-1964) che scrisse 14 libri su di lui, a cominciare appunto dal su indicato testo del 1952, pubblicato l’anno successivo. L’altra frase storica, ripetuta in diversi film Agente 007 (missione Goldfinger con Sean Connery, Si vive solo due volte con Sean Connery, sino all’ultimo Goldeneyes con Pierce Brosnan) era: “Shaken not Stirred – shakera non mescolare”. Golden eyes (occhi d’oro) è anche il nome che l’autore aveva dato alla splendida villa di Oracabessa, pittoresca cittadina in Giamaica, luogo dove sono stati scritte tutte le sue opere. Fleming, che era nato a Londra il 28 maggio, si era recato in Giamaica, accompagnato dalla moglie Anne Geraldine Rothermere per i due mesi abituali di vacanze pagate, messi come clausola al suo contratto di capo dei servizi esteri del Sunday Times. In questa incantevole dimora, con una ripida scala arroccata alla scogliera, Ian scendeva direttamente al mare e, vestito solo di una maschera da sub, arrivava a nuoto sino al limite della barriera corallina. Al suo rientro metteva sulla carta le idee raccolte durante la sua lunga escursione marinara. Così ricorda lo scrittore: “Senza sforzo, come se mi trovassi davanti a uno schermo cinematografico, immaginai il personaggio che avrebbe cambiato radicalmente la mia vita”. Tornando al primo mitico movie, in Casinò Royale Bond, accompagnato da Leiter (un agente della Cia che collabora con 007) ordina: un Martini Dry, in una coppa alta da Champagne. “un momento – tre misure di Gordon’s, una di Vodka e mezza di Kina Lillet Blanc (una sorta di Vermouth statunitense) – mi raccomando lo scuota bene nello shaker finché sia ghiacciato e decori poi con -slice of lemon peel-. una scorza sottile di limone – Tutto chiaro? – Certamente Monsieur – ribatte il Barman. Diavolo, ecco un drink come si deve! – ribadisce Leiter – che stava consumando un Haig on the rocks . – Quando sono concentrato non bevo più di un bicchiere prima di cena. Ma mi va che sia molto abbondante, molto forte e molto freddo, e che sia anche fatto molto bene….questo è una mia invenzione. Quando gli trovo un nome adatto ho intenzione di brevettarlo.” Spiega Bond. Quando poi conosce Vesper Lynd, un’affascinante agente che fa il doppio gioco, innamorata dell’Agente 007, il caso è risolto. “Mi pare un bel nome, posso chiedertelo in prestito? – disse Bond. Il nome Vesper pare perfetto e si sposa bene con l’ora del tramonto in cui il mio cocktail sarà consumato in tutto il mondo. Mi autorizzi a dagli il tuo nome?.” Chiede Bond alla bellissima Lynd. Da qui l’ispirazione per qualche operatore d’Oltreoceano di chiamare la suddetta versione Vesper Martini o James Bond Martini.

Abbey Cocktail
Gordon’s London Dry Gin – Vermù Blanco Nordesìa – orange juice – Old Fashion Aromatic Bitter Fee Brothers

Andrew Martini
Bulldog London Dry Gin – Lillet Blanc – Romarin Liqueur Marie Brizard

Astoria Cocktail
Old Tom Gin Hayman’s – Vermouth Dry de Chambéry Dolin – Orange Bitters Riemerschmid

Baton Rouge Martini
One Square Cucumber Vodka – Leopold Navy Strength American Gin – Dolin Dry Vermouth – semi peperoncino

Bella Donna Martini
Fifty Pounds Gin – Noilly Prat Original French Dry – Orange Curaçao Bols – The Bitter Truth Grapefruit Bitter

Charlie Lindbergh Martini
Hayman’s Old Tom Gin – Lillet Blanc – Apricot Brandy – Orange Bitter

Claridge Cocktail
Burnett’s London Dry Gin – Noilly Prat French Dry – Barack Palinka Kecskeméti – Cointreau Liqueur Extra Dry

Depth Charge Martini
Sylvius Gin – Lillet Blanc – Oxigénée Cusenier Absinthe

Dirty Martini
Dry Cambridgeshire Gin DR.J’s – Vermouth Aperitif Extra Dry Vya – salamoia

Eddie Brown Cocktail
Dry Gin Schwarzwald Monkey 47 – Lillet Blanc Apéritif – Apricot Liqueur Bols

Flame of love Martini
Barber’s London Dry Gin – Sherry Fino Dry Sack Williams & Humbert

Gimlet Cocktail
Plymouth Original Gin Coates & Co. – Lime Juice Cordial Rose’s – spremuta fresca di lime

Hoffman House Martini
Coates Plymouth Gin – Dolin Dry Vermouth – Fee’s Orange Bitters

Knickerbocker Cocktail
Gin Hiram Walker’s – Vermouth Storico di Torino Cocchi – Noilly Prat Original French Dry

Lucien Gaudin Martini
Coates Plymouth Gin – Combier Triple S. – Bitter Campari – Carpano Extra Dry

Marguerite Cocktail
Plymouth Original Gin Coates & Co. – Vermouth Royal Extra Dry La Quintinye – Angostura Orange Bitters

Martinez Cocktail
Old Tom Gin Hayman’s – Vermouth Berto Ross da Travaj – Maraschino Maraska – Boker’s Bitters Dr. Adam

Martini Special Cocktail
Bombay Dry Gin – Carlo Alberto Dry Vermouth – Orange Flower Water – Absinthe La Fée – Angostura Bitters

Montgomery or Hemingway Martini
London Dry Gin Beefeater – Vermouth Royal Extra Dry La Quintinye

Naked Martini
American Gin Aviation – Vermouth Aperitif Extra Dry Vya

Nuance Martini
Oude Graan Jenever – Carpano Extra Dry – Bitter Orange – succo di melograno

Orange Strong Martini
American Small Batch Gin Leopold’s – The Artisan Orange Gin – Dolin Dry Vermouth

Sea Flavors Martini
Booth’s High and Dry London Gin – Cinzano Dry Vermouth – Spicy Mix Liqueur

Stark Martini
American Small Batch Gin Leopold’s – Carlo Alberto Dry Vermouth – Alpestre

Tobacco Martini
Gin Bombay Sapphire – Vermouth Dry Cinzano – Perique Liqueur

Vesper Martini
Gordon’s London Dry Gin – Smirnoff Vodka – Lillet Blanc