CHAMPAGNE: UNA STORIA CHE RIECHEGGIA LA VITA DI UOMINI E DONNE DETERMINATI, CREATIVI, VISIONARI

La storia dello Champagne è profondamente legata alla vita di figure pionieristiche – uomini e donne – che con genialità e dinamismo hanno costruito, sviluppato e trasmesso un patrimonio e una cultura  degni dell’iscrizione alla Lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO! Tra i primi “avventurieri” dello Champagne, oltre al monaco Dom Pierre Pérignon (1639-1715) cellerario dell’Abbazia di Hautvillers, che, sebbene non abbia scoperto l’effervescenza in senso stretto, fu il primo nella Champagne ad avere un approccio razionale all’elaborazione dei vini, e a comprendere che l’assemblaggio delle uve è un passaggio fondamentale per la qualità del prodotto finale. Pertanto, questo enologo ante litteram ha posto le basi dell’elaborazione moderna dello Champagne, favorendo il salto di qualità della zona di produzione. Dal 1715 è sepolto nel coro della chiesa abbaziale di Saint-Sindulphe a Hautvillers. vi fu Claude Ruinart di Reims (1732-1798), avvocato e commerciante, il primo a fondare una Maison sulla collina Saint-Nicaise. Audace e visionario, acquistò e utilizzò le cave di gesso abbandonate scavate sotto la collina. Cave che si rivelarono straordinari luoghi di conservazione dello Champagne! A Ruinart si deve la moda di costruire le Maison sulla collina Saint-Nicaise a Reims; furono proprio le neonate Maison a ricomprare numerose cave di sua proprietà. Poco tempo dopo, a Épernay, Claude Moët, commerciante di vini di origine tedesca, fondò la Maison Moët: era il 1743. Nel 1792, Jean-Rémy Moët assunse la direzione della Maison creata dal nonno, costruendo la sua nuova villa nel Faubourg de la Folie, che oggi è la celebre avenue de Champagne. La sua Maison fu la prima di una lunga serie; in seguito, divenuto sindaco di Épernay, diede uno straordinario impulso economico alla città, che durò per oltre un secolo. Nel XVIII e XIX secolo, il commercio di Champagne attrasse e suscitò l’interesse dei vicini tedeschi. Spesso le grandi Maison di Champagne sono il frutto di connubi franco-tedeschi, come nel caso di Veuve Clicquot, Krug e Bollinger. Furono quasi sempre giovani tedeschi, motivati e creativi, a trasferirsi nella Champagne, dove si formarono, si integrarono, e finirono per associarsi o fondare la propria Maison. Eugène Mercier (1838-1904) fondò la sua Maison di Champagne a 20 anni. Fece costruire delle cantine enormi “contate in km, non in metri!”, fu il primo ad illuminarle utilizzando una macchina a vapore e ad aprirle al pubblico. Ma la sua anima di pubblicitario si espresse al meglio durante l’Esposizione universale del 1889. Poiché aveva fatto costruire una botte in legno scolpito della capacità di 213.000 bottiglie di Champagne e del peso di 23 tonnellate, che richiese sedici anni di lavoro (1871-1887), decise di trasportarla all’Expo di Parigi. La botte fu trainata da 12 coppie di buoi, e il viaggio durò 3 settimane, attirando la stampa e folle di curiosi. Undici anni dopo, durante l’Esposizione universale del 1900, fu il primo a proiettare un filmato pubblicitario. Oltre agli uomini, anche le donne svolgono da sempre un ruolo importante nella storia e nello sviluppo dell’industria dello Champagne. Pensiamo a Barbe Nicole Clicquot-Ponsardin (1777-1866), Louise Pommery (1819-1890), Mathilde Perrier o Elisabeth Bollinger. A Madame Clicquot si deve la tecnica del “remuage” delle bottiglie su tavole forate, la creazione dello Champagne rosé e il successo del marchio, ottenuto grazie a un’attività commerciale internazionale disinvolta. Louise Pommery, desiderosa di conquistare il mercato inglese e nordeuropeo, lanciò il dry, il very dry e il brut nel 1870. Fu donna d’affari, ma anche filantropa: istituì la 1° cassa pensioni e la previdenza sociale per i dipendenti, un orfanotrofio e un fondo per la maternità nella città di Reims. Donne d’affari e di carattere che sapevano circondarsi delle persone giuste. Ma vi furono anche tutte le altre donne: figlie, mogli, madri di viticoltori, persino operaie delle Maison, tante figure anonime che hanno lavorato nelle vigne. Nella seconda metà del XX secolo, con lo sviluppo delle cooperative, i viticoltori cominciarono a produrre e vendere il proprio Champagne, aiutati volontariamente dalle mogli. Finalmente, nel 1980, le donne ottennero un riconoscimento sociale e professionale, grazie all’istituzione di una commissione femminile all’interno del Sindacato generale dei viticoltori di Champagne. Altre figure lungimiranti hanno rapidamente compreso che, per sviluppare e tutelare la qualità e la reputazione dello Champagne, occorreva che viticoltori e commercianti lavorassero insieme di comune accordo. Nel 1931 fu creata la prima associazione pluripartitica (Commissione di propaganda e di difesa dei vini di Champagne), composta da parlamentari, rappresentati eletti a livello locale, funzionari e rappresentanti dei viticoltori e dei commercianti. Oggi il Comitato Champagne (Comitato Interprofessionale del Vino di Champagne), nato nel 1941, riunisce da una parte 21.000 coltivatori, che consegnano le uve ai commercianti e/o elaborano lo Champagne nelle cooperative (i cosiddetti “récoltant coopérateur”) o che fanno tutto da soli (“récoltant manipulant”) e, dall’altra, 320 commercianti, che elaborano e commercializzano i 2/3 dello Champagne nel mondo. Un’interprofessione paritetica, solidale e solida nel nome dello Champagne!